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La depressione va via camminando

Premetto che so che il titolo di questo articolo potrà sembrare provocatorio e sminuente per una patologia tanto importante.

Ma ti chiedo di leggere attentamente prima di giudicare.

So bene quanto importante siano i sintomi di questo stato emotivo e quanto sia invalidante il sentirsi sopraffatti dalla vita e dagli eventi.

Ma conosco anche molto bene gli effetti che il movimento e la respirazione hanno sul nostro cervello.

Non ci dobbiamo mai dimenticare che parte del nostro funzionamento, anche emotivo, è il risultato di reazioni chimiche e di sostanze che aumentano o diminuiscono all’interno del nostro corpo.

È ormai noto come la leggera attività fisica scateni la produzione di endorfine dando subito un senso di leggerezza e una parvenza di gioia anche nelle persone più tristi.

Se a questo aggiungiamo gli effetti benefici che la natura ha sul nostro intero sistema, il gioco è fatto. Non passerà la depressione alla prima passeggiata ma sicuramente da subito si ridurranno i sintomi ad essa correlati.

Ricordo che anni fa ho seguito insieme ad una collega psicoanalista una ragazza che soffriva di DCA e che ci raccontò di esserne uscita grazie alle passeggiate nel bosco con il suo cane. Era da noi per stabilizzare questo risultato e noi fummo sorprese da quanto fosse in realtà già fuori e quanto l’amore di un animale e la natura avessero accelerato i tempi di ripresa.

<<Gregory Bratman, dottorando in biologia all’Università di Stanford, ha condotto una ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences: 38 persone che vivono in zone urbane e che risultano senza precedenti di disturbi mentali sono state suddivise in due gruppi e invitate a camminare per 90 minuti; 19 di loro hanno passeggiato in un’area naturale vicino al campus di Stanford, l’altrà metà ha camminato lungo una strada molto trafficata nel centro di Palo Alto.

Prima e dopo la passeggiata, le persone hanno compilato un questionario sofisticato per indagare la loro tendenza a “rimuginare”, una riflessione fatta di pensieri negativi autoreferenziali che innescano un circolo vizioso: più si rimugina più è difficile scacciarli e così si aumenta il rischio di depressione. Questo processo mentale si scova con domande del tipo: “La mia attenzione è spesso concentrata su aspetti di me stesso che vorrei smettere di pensare” e “Trascorro molto tempo a pensare ai momenti del passato in cui mi sono sentito male e arrabbiato”.

Poi, sia prima sia dopo la camminata, le ‘cavie’ dell’esperimento si sono sottoposte a una scansione del cervello: è stata esaminata una regione cerebrale chiamata ‘corteccia pre-frontale subgenuale’, un’area che è stato dimostrato essere molto attiva mentre si fanno pensieri negativi su se stessi e si mettono in atto comportamenti rinunciatari. Questa è anche l’area interessata quando si verificano fenomeni depressivi e di ciclotimia (sbalzi di umore).

Il gruppo di persone che aveva camminato in mezzo alla natura ha dato risposte differenti rispetto a quelle segnate 90 minuti prima, dimostrando di avere avuto una diminuzione sostanziale delle ‘riflessioni negative’ e anche il test medico-scientifico ha supportato la tesi: nella zona cerebrale interessata era diminuita l’attività neurale.>>

Diversi studi hanno dimostrato come basti anche solo guardare la foto di un paesaggio naturale per godere dei benefici a livello di riduzione di pensieri negativi, livelli di cortisolo e concentrazione.

Ricorda sempre che il cambiamento arriva dalle piccole cose e che tentar non nuoce.

Magari all’inizio non avrai voglia di andare fuori casa e quindi inizierai a guardare delle immagini o dei video su youtube, ce ne sono di meravigliosi accompagnati da splendide basi musicali.

Te ne lascio qui uno dei tanti e se ne trovi altri ti prego di condividerli con me.

 

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